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Capitello

Itinerari


In questo luogo si conclude la vicenda degli ostaggi.

Verso le 11 del mattino il comandante tedesco fa schierare gli ostaggi in mezzo alla strada, sotto il tiro di una mitragliatrice piazzata su di un ponticello sopra il canale. Da lontano, dalla strada, da casa Venturato e da casa Grando, le donne e i ragazzi osservano preoccupati: pregano, piangono, si disperano, si incoraggiano a vicenda.

Ogni tanto il comandane tedesco percuote col suo bastone qualcuno egli ostaggi, per far capire le sue intenzioni. Continua a chiedere che gli vangano restituiti i suoi soldati, mentre don Mazzarolo lo supplica di avere pietà per quegli ostaggi che non avevano nessuna colpa. In cielo di tanto in tanto sfrecciano gli aerei degli Alleati, ma nessuno si illude che la salvezza possa arrivare da lì.

Don Mazzarolo e Giulio Ceron tentano una mossa dilatoria. Dicono che forse i quattro soldati tedeschi potrebbero essere nel quartier generale dei partigiani, in villa Coletti a Falzé. Sanno che non è vero, ma tentano di guadagnare tempo. In effetti, il comandante tedesco manda lo stesso don Mazzarolo e Giulio Ceron in ambasciata presso i partigiani. I quattro ricercati dal comandante tedesco non ci sono, ma i partigiani, come segno di buona volontà, liberano una trentina dei loro prigionieri che vengono condotti dove ci sono gli ostaggi.

Verso le 4 del pomeriggio, dopo che i partigiani di Falzé avevano liberato una trentina di prigionieri tedeschi, il comandate tra gli ostaggi ne seleziona sette: Giulio Ceron, Dionisio Gatto, Carlo Marconato, Giordano Schiavon, Ferdinando Sernagiotto, Cesare e Lorenzo Zanatta. Con loro trattiene anche don Mazzarolo. Mette in libertà tutti gli altri.

I sette rimasti comanda che siano giustiziati sul posto. Ma don Floriano Mazzarolo si piazza in ginocchio, con le braccia levate al cielo, davanti alla mitragliatrice dicendo: “Uccidete prima me che sono innocente come loro”.

Di fronte al gesto eroico ed imprevisto di don Mazzarolo, il comandante tedesco non ha più il coraggio di eseguire la fucilazione.  Pone nuove condizioni: entro le 5 del pomeriggio rivuole, presso la casa del parroco, i suoi soldati, altrimenti farà bruciare il paese. Ordina ai sette ostaggi rimasti di riportare la mitragliatrice presso il comando tedesco in casa Zanella a Trevignano, poi saranno liberi anche loro. L’incubo del possibile incendio del paese però rimane. Ma verso le 5 arrivano, prima a Trevignano poi a Falzé, gli Americani. Finisce l’odissea degli ostaggi. Finisce la guerra.

Gli ex ostaggi, convinti che la loro salvezza sia stata un miracolo, chiedono che sia edificato, nel luogo della loro sofferenza, un Capitello dedicato alla Madonna. L’amministrazione comunale, nominata subito dopo la Liberazione, accoglie la loro richiesta e fa erigere questo Capitello, inaugurato nel primo anniversario dell’evento, il 30 aprile 1946.

A don Floriano Mazzarolo, poi diventato Monsignore e rimasto parroco di Trevignano sino al 1964, venne concessa, per il suo gesto eroico, la medaglia d’argento al valoro civile.