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Casa Schiavon

Itinerari


In questo incrocio tra via Cornarotta e via Prati si vive, quel 30 aprile, un altro momento particolarmente delicato. Se in casa Sernagiotto c’erano le armi dei parigiani, in casa Schiavon (sulla sinistra oltre la strada per chi arriva da via Prati), sono alloggiati alcuni partigiani. Quando vedono arrivare i tedeschi, salgono sul fienile portandosi dietro anche le biciclette. Per fortuna, come era già successo a casa Sernagiotto, i tedeschi non eseguono perquisizioni. Arrestano però Giulio Ceron, arrivato proprio in quel momento per riportare ai partigiani due biciclette che aveva riparato: non fa in tempo ad appoggiarle alla rete di cinta che i soldati gli sono addosso e lo uniscono agli altri ostaggi.

Poi il gruppo scende verso Falzé e, durante il percorso, i tedeschi fanno altri prigionieri.

Quella mattina, infatti, nello scontro tra i tedeschi che avanzavano da Trevignano verso Signoressa ed i partigiani che avevano la loro sede in villa Coletti e si erano nascosti dietro il muretto di cinta di casa Morellato (ove ora c’è un condominio), una bomba lanciata dai tedeschi aveva provocato un incendio nella bottega di generi alimentari di Cester (ora casa Pellizzari). Saputo dell’incendio, molti erano accorsi in piazza per vedere cosa stesse succedendo e soprattutto per aiutare a spegnere il fuoco. Mentre sono all’opera, qualcuno lancia l’allarme: «Arrivano i tedeschi!». Tutti si allontanano verso le proprie abitazioni. Un gruppo sale dal centro di Falzé verso via Cornarotta. Sono Luigi Ceron, Nella e Giordano Schiavon, Cesare e Lorenzo Zanatta e Antonio Flora.

Fatta la curva della strada presso le case di Grando, vedono il mesto corteo che scende verso di loro: in testa il parroco di Trevignano e subito dietro il comandante tedesco e tutti gli ostaggi. Tentano di fuggire attraversi i campi o di nascondersi in qualche casa, ma i tedeschi sparano e li arrestano. Il gruppo degli ostaggi ha raggiunto ora il numero di 36 componenti, oltre a don Mazzarolo.

Il comandante tedesco fa fermare il gruppo in aperta campagna, a metà strada tra casa Venturato e casa Grando, ove ora sorge il capitello votivo